PADOVA

Lo stesso nome romano della città, “Patavium”, sarebbe riferibile a Padus, (fiume, acquitrino oppure l’antico nome del fiume Po, un ramo del quale arrivava allora fin qui) e testimonierebbe lo stretto rapporto tra l’insediamento e le acque fluviali, la natura di Padova città d’acque.

Padova è conosciuta come “la città dei tre senza”, da il Caffè senza porte, il Prato senz’erba, il Santo senza nome

 

  • “Santo senza nome”, perché  Sant’Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato “il Santo” per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
  •  “Caffè senza porte”, perché il monumentale Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, sino al 1916, era aperto ventiquattro ore al giorno;
  •  “Prato senza erba”, perché il Prato della Valle, spettacolare “piazza”, la più grande d’Europa secondo alcuni,[43] era in realtà fino alla fine del XVIII secolo, periodo in cui assunse la sistemazione attuale grazie ad Andrea Memmo, una superficie paludosa[44] dove si svolgeva la famosa “Fiera del Santo”, trasformata in Fiera Campionaria nel 1919.
  •  “Capitello senza colonna”, perché presso l’angolo nord-ovest del Palazzo della Ragione, detto il “Salone” dai Padovani all’incrocio di una volta, c’è un capitello ma manca la colonna sottostante.

Non sono molti, invece, a conoscere la storia delle “due gatte”, che pure figurano tra le più curiose icone della città:

  •  la gatta di Sant’Andrea, una statua situata su una colonna nel piccolo sagrato antistante alla relativa chiesa. Il monumento, composto da una scultura in pietra raffigurante un leone posto su una colonna d’età romana, è stato più volte distrutto, ricostruito e sostituito con copie, l’ultima delle quali è stata abbattuta il 23 settembre 2013 da un mezzo di trasporto in manovra.
  •  il bastione della Gatta[45], in corrispondenza dei Giardini della rotonda (alla confluenza delle odierne vie Paolo Sarpi e Codalunga), ci riporta all’assedio di Padova da parte degli imperiali di Massimiliano I d’Asburgo, avvenuto nel 1509. Gli attaccanti – che si giovavano di una macchina d’assedio denominata gatto, erano quasi riusciti a penetrare in quel punto la seconda cinta delle mura tuttora visibili, ma furono arrestati dall’ingegno di Citolo da Perugiacapitano di ventura che minò il varco appena in tempo. Per dileggio, i difensori issarono una gatta su una picca, sfidando i nemici a venirsela a prendere.[46]
  •  Il Canton del Gallo[modifica | modifica wikitesto] È l’incrocio obliquo tra le vie: Roma, San Francesco, Otto febbraio e San Canziano (praticamente, l’angolo destro, guardando il portone principale del Palazzo del Bò).È tradizionalmente considerato il punto più centrale della città, e pare si chiami così dal nome di una locanda o osteria che ivi sorgeva. Anche se oggi la circolazione veicolare è praticamente abolita in loco, fu proprio al Canton del Gallo che venne installata la prima pedana per il “vigile” che doveva disciplinare il traffico[47].

Il toponimo Stanga

L’origine del toponimo viene fatta risalire all’Alto Medioevo, durante il quale in questo luogo pare si tenessero i duelli di campioni e bravi : due categorie di “spadaccini” mercenari che – in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi – si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie. I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l’agone.

     

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